Si sono attrezzati con sacchi a pelo, tende e vettovaglie intenzionati a far proseguire a oltranza la loro protesta. Quantomeno finché non riceveranno risposte certe sul loro destino lavorativo. E così restano a 100 metri di altezza, asserragliati sulla ciminiera più alta dell'impianto della Portovesme Srl, nel Sulcis, i 4 operai che con il loro clamoroso gesto hanno portato all'attenzione anche della politica il probabile stop di quasi tutti gli impianti dell'azienda a causa del caro energia che metterebbe a rischio 1300 buste paga. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato d'urgenza per venerdì un tavolo sulla situazione dello stabilimento, tavolo presieduto dal sottosegretario delegato alle crisi industriali Fausta Bergamotto e a cui sono stati invitati i rappresentanti della Regione Sardegna, le istituzioni locali, l'azienda e le parti sociali. A scatenare la protesta - solo l'ultima di una lunga serie negli ultimi 14 anni - la scadenza dell'intesa siglata lo scorso 23 gennaio con la quale la Portovesme srl aveva sospeso l'avvio della procedura di cassa integrazione in attesa di trovare un'intesa sul prezzo dell'energia. "Rispetto agli impegni presi un mese fa ad oggi non abbiamo avuto risposte e l'azienda sta incrementando la riduzione degli impianti dicono gli operai in protesta. Noi riconosciamo che vi è una crisi energetica, ma occorre trovare un prezzo consono per l'energia e scongiurare la fermata". La Portovesme srl, stabilimento energivoro del gruppo Anglosvizzero Glencore, per i sindacati l'Ilva della Sardegna, è considerato un sito d'importanza strategica nazionale. E' l'unico produttore italiano di zinco e piombo da primario ed è in crisi dallo scorso anno a causa dell'elevato costo dell'energia.























