Regeni, Conte: valuteremo azioni per garantire la giustizia

11 dic 2020

Giallo Giulio resistere: tre parole a corredo della foto di una foglia autunnale attaccata al ramo con cui Paola Deffendi, mamma di Giulio Regeni, saluta sui social il giorno successivo alla chiusura delle indagini su alcuni dei possibili colpevoli della morte del figlio. Tre ufficiali dell'intelligence egiziana e un colonnello della polizia investigativa del Cairo, accusati di averlo sequestrato uno di loro anche di aver partecipato alle torture e all'omicidio. Cinque testimoni ascoltati direttamente dagli inquirenti italiani ritenuti affidabili li inchiodano alle loro responsabilità. Uno in particolare, per 15 anni in forza ai servizi, racconta di aver visto Giulio nella famigerata Stanza 13 della National Security, nel Palazzo del Ministero degli Interni, riverso a terra, nudo, incatenato delirante e ricoperto da evidenti segni di tortura. I quattro accusati sono al momento irreperibili, l'Egitto non ha mai indicato gli indirizzi per la notifica degli atti. Potranno tuttavia comunque essere processati se, al momento della richiesta di rinvio a giudizio, il giudice riterrà che le azioni fin qui compiute per informarli del procedimento a loro carico siano state sufficienti. La mancanza di collaborazione da parte dello stato africano, tuttavia, non si limita solo a questo, cioè non aver fornito le domiciliazioni degli indagati, ma riguarda anche tutto il resto della vicenda. Dal 2018, cioè da quando i magistrati italiani hanno comunicato i sospetti sugli ufficiali, lo stato di Al-Sisi non risponde alle erogatorie, per esempio, su almeno altri 13 soggetti coinvolti ma non identificati, per cui la procura procede anche contro ignoti. C'è però un punto fermo è fondamentale: le autorità egiziane non condividono ma rispetteranno l'impianto accusatorio italiano e questo significa che si potrà celebrare un solo processo in Italia con le garanzie del nostro sistema. La famiglia di Giulio si rivolge però alle istituzioni, chiede alla Commissione parlamentare d'inchiesta di chiarire le zone grigie anche italiane e al governo azioni decise nei confronti dell'alleato africano. Il premier Conte ora promette interventi. Valuteremo qualsiasi altra iniziativa che possa essere comunque in questa logica utile e comunque complementare rispetto a questo obiettivo, rispetto alla giustizia che dobbiamo a questo nostro ragazzo e ai suoi famigliari.

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