#ricuciamo, 800 mila mascherine prodotte in carcere

04 giu 2020

Questa è la zona di stoccaggio, queste sono le due macchine che ci sono arrivate e questa è la zona di vestizione e svestizione dei detenuti lavoranti. Nell'area dell'ex falegnameria di Bollate, un'altra azienda è in partenza, obiettivo produrre 400 mila mascherine chirurgiche al giorno. Il direttore dell'istituto penitenziario in provincia di Milano, Cosima Buccoliero, segue passo passo i lavori. L'adattamento, nel padiglione industriale del carcere, agli standard necessari alle certificazioni di norma. Anche qui la ristrutturazione è eseguita dai detenuti lavoratori. Un progetto fortemente voluto dall'amministrazione penitenziaria, insieme con la protezione civile che ha coinvolto anche diverse imprese private del settore di alta tecnologia, che insomma, si sono messe appunto a disposizione per dare i loro contributi nell'avvio di questa produzione che è una vera e propria produzione industriale. Produzione di vitale importanza per l'Italia le mascherine chirurgiche certificate. Qui quattro macchinari acquistati dal commissario straordinario per l'emergenza covid Arcuri e dati al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, produrranno a regime, 400 mila mascherine. In cinque turni h24 impiegheranno 89 detenuti assunti direttamente dall'amministrazione sono state individuate più che altro le persone che avevano una certa dimestichezza con le macchine, quindi con un po' di tecnica, ecco con nozioni di tecnica. E poi, soprattutto, abbiamo puntato molto sulla motivazione. Il progetto dal nome simbolico Ricuciamo è nazionale vede altri quattro macchinari, presto operante a Rebibbia e Salerno per garantire una produzione quotidiana di 800 mila mascherine e rispondere al fabbisogno degli istituti penitenziari e di quelli del territorio nazionale. Una sfida importante, dice Cosima Buccoliero da oltre tra lustri alla direzione di Bollate, ma non muova nell'area industriale dell'istituto altri 300 detenuti possono rendersi autonomi e aiutare le famiglie. Lavorando all call center, nel laboratorio manutenzioni biciclette, in quello delle macchine per il caffè, nella vetreria e altro. Il lavorare non è soltanto un fatto di impiegare il tempo, che ovviamente in carcere il tempo è estremamente dilatato, ma anche proprio il fatto di poter riacquistare la dignità e quindi di acquistare anche un ruolo all'interno della società e il lavoro consente tutto questo. Esperienze che, dati alla mano, abbattono il fenomeno delle recidive a Bollate solo 18 su 100 una volta usciti dal carcere tornano a delinquere.

pubblicità

Vuoi vedere altro ?

Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui.