Ristoratori in crisi a Milano, il delivery costa troppo

07 nov 2020

Allora su tutto quello che concerne il delivery noi abbiamo cercato di fare dei conti per riuscire a capire se era un un tipo di differenziazione del nostro lavoro che potevamo attuare. Per quello che riguarda l'appoggiarsi a delle piattaforme, ci sono dei costi all'ingresso piuttosto alti che in questo momento, venendo già da un primo lockdown, quindi con un situazione finanziaria già un pochettino difficile, abbiamo valutato essere troppo alti, sia per quello che concerne la percentuale che chiedono tra i 25/30% quasi tutte le piattaforme sullo scontrino che vorrebbe dire o abbassare pesantemente la qualità o non avere in carico i dipendenti, sia per quello che concerne farlo in proprio e quindi dover cambiare le mansioni e contratti ad alcuni dipendenti nostri ed esporli anche al rischio della pandemia in corso per andare in giro a consegnare dei pasti, affacciandosi a un mercato attualmente che a noi pare già abbastanza saturo. Vedo la possibilità di rialzarsi, stando molto attenti in questo periodo. Motivo per cui non ci affacciamo a cercare di fare nuovi investimenti per cercare di fare bene un altro lavoro rispetto a quello che facciamo, potrebbe essere quello di fare le consegne, un delivery, perché vogliamo cercare di mantenere quel poco di finanza che abbiamo per riuscire a ripartire nei momenti in cui ci saranno le condizioni. In un momento in cui non bisogna creare assembramenti, non bisogna stare vicini eccetera, avere un locale pubblico che basa su su questo, sulla socialità, sullo stare insieme, è difficilmente compatibile con quello che sta succedendo. Che effetto fa avere il proprio locale vuoto? Struggente, struggente. Triste, triste, triste.

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