Ritrovato Alvin, rapito da sua madre foreign fighter

07 nov 2019

Missione compiuta. Il piccolo Alvin, che vedete in queste immagini mentre viene scortato a Damasco dagli operatori della Mezzaluna rossa siriana, tornerà presto in Italia. Berretto rosso in testa, vestito di nero, ha una ferita al piede causatagli da un'esplosione e per questo temporaneamente non cammina bene. Dovrà essere curato e sottoposto ad esami quando arriverà a Roma. La Croce rossa italiana lo accompagnerà dalla Siria al Libano. Poi il bambino salirà su un volo che da Beirut lo porterà in Italia. Una vera odissea quella di Alvin, iniziata cinque anni fa quando sua madre, diventata una combattente dell'Isis, lo strappò agli affetti di suo padre e della sua famiglia per trascinarlo in un campo di addestramento in Siria e per farlo diventare un soldato di Daesh. Lo ribattezzò Yussuf. Cancellò dalla sua mente la sua piccola infanzia felice, la vita in Brianza, gli altri bambini italiani con cui giocava. La sua lingua ora è l'arabo, l'italiano lo comprende poco. Qui lo vediamo nella video call con la polizia mentre sorride e cerca di rispondere alle domande della polizia italiana e albanese. Suo padre ha temuto di non rivederlo più. Invece ad agosto, dopo ricerche a livello internazionale, il bambino viene localizzato in un campo profughi nel nord della Siria, sotto il controllo dei curdi, che ospitava oltre 70000 persone. Lo trovano insieme ai figli di combattenti jihadisti in prigione. Sul caso la Procura di Milano aveva aperto un'inchiesta nel 2015 per terrorismo internazionale, sequestro di persona e sottrazione di minori a carico della donna. Le indagini hanno accertato che sua madre è morta, forse in un'esplosione.

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