Roma, in piazza baristi e ristoratori: servono aiuti veri

02 nov 2020

Quello che chiediamo sono tempistiche, certezze, aiuti e ristori che non cadano a casaccio o a pioggia, ma che vengano inquadrati in una programmazione per andare oltre la pandemia. Chiediamo anche che il fondo perduto sia calcolato in funzione delle perdite che noi abbiamo avuto nell'esercizio. E ci aggiriamo, documentati all'Agenzia delle Entrate non a chiacchiere, da uno scostamento dal 55% al 70% di perdite rispetto al 2019. In Piazza del popolo a Roma scendono baristi, ristoratori, imprenditori del tempo libero e del divertimento. Sul palco sfilano le storie di chi da febbraio non riesce a lavorare nonostante gli investimenti fatti per rispettare le norme sul distanziamento sociale. Io sto già facendo del mio dall'inizio, mascherina, distanziamento, igienizzanti, tutto quanto. C'era stato detto che il 90% sarebbe stato rifondato sulla base di un decreto uscito ad aprile. Sa quanto è stato fatto quando tutte le aziende sono andate a presentare i conti? C'è stato ridato l' 8,5%. Tutti sono d'accordo nel dire che le nuove restrizioni rischiano di dare il colpo di grazia a chi, di fronte a perdite ingenti, deve farsi carico di costi fissi e tasse. Non si può accettare che dopo otto mesi le aziende che danno tributi e tasse a Stato ed enti locali e che fanno risparmiare allo Stato cassa integrazione e redditi di cittadinanza, vengano abbandonate al loro destino. In piazza ci sono dipendenti che rischiano di diventare disoccupati e imprenditori che non sanno più come fare per pianificare il loro futuro. Stavamo provando a risollevarci con sofferenza dopo il primo lockdown, adesso siamo stati gettati nuovamente nell'incertezza del futuro. E alle promesse fatte dal Governo di aiutare il settore, la replica comune è sempre. I miei dipendenti, sette, ancora non hanno preso tutti la cassa integrazione della scorsa volta. Lei pensa che fino a dicembre la prenderanno?.

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