È durato soltanto sette minuti l'interrogatorio di garanzia davanti al GIP di Rosalia Messina Denaro, la sorella del boss di Castelvetrano, arrestata venerdì scorso con la pesante accusa di associazione mafiosa. La donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere, come conferma il suo legale, l'avvocato Daniele Bernardone. "Si è avvalsa della facoltà di non rispondere?" "Si, si, assolutamente" "Ma continuerà su questa linea o avrà intenzione di collaborare, magari spiegare anche..." "Signori, siamo in una fase assolutamente embrionale del procedimento, quindi previsioni a lungo periodo non ne posso fare. Quindi vedremo". "Sono in mano tutti questi pizzini, in mano agli inquirenti, dovrà spiegare il contenuto" "Signori, torno a ripetere, siamo in una fase iniziale, poi si vedrà". Secondo i magistrati della DDA che conducono l'inchiesta, la donna avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione della latitanza del fratello. A confermarlo le migliaia di pizzini che sono stati ritrovati nella sua abitazione di Castelvetrano, dove sono ancora al lavoro carabinieri del ROS che stanno analizzando palmo a palmo l'edificio. Da questi foglietti possono arrivare informazioni fondamentali per continuare a ricostruire la fittissima rete di favoreggiatori sui quali Matteo Messina Denaro ha potuto contare durante la sua latitanza durata 30 anni e terminata lo scorso 16 gennaio davanti ad una clinica palermitana. Tra le carte recuperate c'è la contabilità della cosca, entrate ed uscite. Ed il manifesto redatto dal boss in cui si scaglia contro lo Stato, reo di perseguitarlo, e dove scrive: "Essere accusato di mafiosità, a questo punto, lo ritengo un onore".























