Sandro Veronesi ricorda il pratese Paolo Rossi

11 dic 2020

È stato un orgoglio, un orgoglio di tutta la città, una città che, insomma, non ha espresso di più di lui, almeno nella seconda metà del XX secolo, perché non era soltanto un campione, insomma, ma era un campione di tutti, perché quella performance al Mondiale lo ha tolto, in qualche modo, all'esclusiva dei tifosi della Juventus, in quel momento o delle altre due squadre in cui ha militato (Lanerossi Vicenza e Perugia) e lo ha distribuito a tutti. È stato forse l'unico grande campione che non era connotato con una maglia, anche se poi, appunto, per fortuna mia, anche di tifoso della Juventus, ha giocato, e bene, nella Juve. A Prato, io manco da Prato da qualche anno però sono sicuro che oggi è un lutto cittadino doppio perché, appunto, è stato anche grazie a lui che il nome di questa città è stato per un po' allontanato dal luogo comune del lavoro, dei cenci, del tessile, oppure ultimamente dei cinesi. Paolo Rossi continuava a rappresentare l'idea di quest'italiano intelligente, che legge il tempo un attimo prima degli altri.

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