Scandalo camici, Procura Milano apre inchiesta

10 giu 2020

Una storica azienda di abbigliamento consegne in piena emergenza Covid una fornitura di camici alla Regione Lombardia. Che in quelle drammatiche settimane in cui scarseggiava ogni cosa in corsia, ne è sprovvista. Nulla di male se non fosse che quell'azienda è di proprietà di Roberta e Andrea Dini, rispettivamente moglie e cognato del Governatore, Attilio Fontana. E che, secondo un articolo del Fatto, che anticipa un servizio di Report, quella fornitura fosse l'acquisto senza gara da parte del Pirellone di 75000 camici del valore di 513000 euro, mostrando anche la lettera con cui ARIA, la centrale d'acquisto regionale, si impegnava il pagamento con bonifico entra 60 giorni dalla data di fatturazione. Tanto è bastato perché sulla fornitura scoppiasse un vero e proprio polverone, i gruppi di opposizione al Consiglio regionale della Lombardia chiedono al Governo di riferire in aula sulle notizie di stampa e il possibile conflitto di interessi. Attilio Fontana querela il Fatto e dice “è stata una donazione per i medici. Sono stufo delle bugie della Sinistra.” anche la società pubblica lombarda, ARIA, si difende ribadendo che si è trattato di una donazione e che non un euro è uscito dalla Regione. Parla di donazione pure il diretto interessato, l'amministratore delegato dell'azienda, mostrando lo storno delle fatture. Adesso sarà la magistratura a fare chiarezza si sia trattato veramente di una donazione o di un appalto senza gara e il tentativo in extremis della nota azienda di correggere il tiro, con lo storno delle fatture, e la restituzione dei soldi. La Procura di Milano ha infatti aperto un'inchiesta sui 75000 camici, al momento senza indagati.

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