In diversi porti, i pescherecci ormeggiati per settimane in protesta contro il caro petrolio hanno ripreso il largo ma lo stato di agitazione resta. "Noi siamo dovuti andare in mare, proprio giusto per riuscire a racimolare qualche soldino per poter compensare le spese che avremo in questo mese di fermo tecnico". Fra pochi giorni scatterà il mese di fermo biologico durante il quale non si può pescare. "Noi in quei cinque mesi che non abbiamo potuto sgravare il carburante, abbiamo eroso tutte le nostre risorse". Un peschereccio consuma tra gli 800 e 1.000 litri di carburante al giorno, in altre parole circa 1.700 euro di spese. I lavoratori del settore, chiedono di trovare misure per compensare l'aumento del prezzo del carburante. "L'aumento vertiginoso del costo del carburante che rappresenta comunque sempre una voce, la più importante, la voce di costo, chiaramente sta riducendo proprio i guadagni all'osso". "Non riesco a capire perché la nostra flotta tonniera ha fatto carburante a Palma di Maiorca l'altra settimana a 70 centesimi. La Francia ha fissato un tetto massimo di 80 centesimi, defiscalizzando i produttori del petrolio, e quindi calmierando il prezzo per l'anno, adesso le loro economie della pesca partiranno e noi saremo sempre qui". I pescatori vorrebbero fissare un tetto al prezzo del carburante, il Governo ha aperto un tavolo di crisi con i rappresentanti di categoria. "Quello che invece pensiamo di fare, quello su cui stiamo lavorando seriamente è compensare i maggiori costi e questo si può fare, è stato già fatto attraverso strumenti finanziari, ripeto che facciano uso o di risorse nazionali oppure attraverso strumenti europei, utilizzando fondi europei". Oggi per molti uscire in mare risulta anti-economico. "Il prezzo nostro lo detta il mercato. Se il consumatore non compra, il pesce si deprezza. Costa di meno e io non ho più i costi gestionali".























