Scuola, dati e sfide del nuovo anno

11 set 2019

Pronti, partenza, via. Archiviate le vacanze estive, la scuola riapre i battenti. Problemi vecchi, sfide nuove, come nuovo è il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti nominato pochi giorni fa. Come cambieranno scuola e università lo scopriremo strada facendo, anche se Fioramonti le idee chiare ce le ha, dall'eliminazione delle classi troppo affollate alla sostenibilità ambientale che potrebbe diventare materia di studio, dalla scuola multidisciplinare basato su digitale e innovazione tecnologica alla maggiore sicurezza degli edifici, problema atavico e italico, senza dimenticare la lotta all'abbandono scolastico, altra emergenza del nostro Paese, con oltre 3 milioni e mezzo di studenti persi negli ultimi vent'anni. Questa la scuola che verrà. Ma la fotografia della scuola attuale qual è? Quasi 8 milioni gli studenti che torneranno o sono già tornati sui banchi di scuola. Quasi 250 mila gli alunni con disabilità, per i quali da anni mancano insegnanti di sostegno con preparazione e curriculum ad hoc. Circa 8 mila le scuole, per un totale di 40 mila sedi scolastiche presenti su tutto il territorio. Una scuola dove le aule, rispetto al passato, complice anche il calo delle nascite, saranno però più vuote. Le domande di iscrizioni alle prime classi di ogni ordine e grado quest'anno sono state 1.553.278 rispetto a 1.567.000 dell'anno passato, con un calo di ingressi nella scuola primaria di 23 mila studenti, il 4,6% in meno rispetto allo scorso anno. Studenti in calo in una scuola diventata sempre più multietnica, dove gli stranieri continuano a crescere, ma ad un ritmo più lento rispetto al passato. Una scuola dove la questione sicurezza continua a essere “la questione”, con migliaia di strutture - denuncia il Codacons - fatiscenti e potenzialmente pericolose. I numeri che vedete lo dimostrano. Altri numeri ci dicono invece che l'Italia spende ancora troppo poco per l'istruzione; secondo i dati Ocse, appena il 3,6% del Pil, ben al di sotto della media europea. Ma in generale è tutto il mondo scuola - denunciano gli addetti ai lavori - a non essere valorizzato, dai precari alle prese con concorsi e ricorsi agli insegnanti di ruolo i cui stipendi restano comunque fra i più bassi in Europa. Senza considerare la preparazione dei nostri ragazzi, in alcuni campi molto poco competitivi rispetto ai coetanei europei. Insomma, c'è tanto di cui parlare. Ma per ora, solo per ora, fermiamoci al suono della campanella.

pubblicità