Sea Watch 3, Strasburgo rigetta il ricorso

26 giu 2019

Si è risolto in un nulla di fatto il ricorso alla Corte di Strasburgo presentato dal capitano della Sea Watch 3 insieme ad una quarantina dei migranti a bordo dell'imbarcazione che da 14 giorni attende in mare l'autorizzazione per attraccare a Lampedusa. I ricorrenti si erano appellati agli articoli due e tre della Convenzione dei diritti dell'uomo, quelli cioè che difendono il diritto alla vita e vietano trattamenti inumani e degradanti. Ma per i giudici della Corte non esiste, al momento, una situazione di rischio tale da chiedere al Governo italiano l'applicazione di un provvedimento provvisorio che congeli le disposizioni del decreto Sicurezza Bis, mentre permane l'invito rivolto al nostro Paese di fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone in situazioni di vulnerabilità che si trovano a bordo della nave. La decisione di Strasburgo è stata accolta positivamente dal Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che conferma la linea intransigente dell'esecutivo. Per me, ha scritto su Twitter, può rimanere in mare fino a Natale o Capodanno. Il porto di Lampedusa, dunque, resta chiuso e così la nave continua a disegnare, nel mare di fronte l'isola, la sua traiettoria zigzagante, fatta di continui avvicinamenti e rapidi allontanamenti per evitare di varcare il confine con le acque territoriali italiane. Il tutto mentre il caldo cocente e gli spazi stretti e le precarie condizioni igieniche rendono la vita dei 42 migranti sempre più difficile, come ha raccontato, in un video appello, uno dei ragazzi a bordo. E mentre il garante dei detenuti ha presentato un esposto alla Procura di Roma, in cui chiede di far luce su possibili limitazioni della libertà personale in contrasto con la nostra Costituzione, la comandante della nave, Carola Rackete, si dice disposta a forzare il blocco italiano. Consapevole delle conseguenze di un suo eventuale ingresso nel porto di Lampedusa non ha dubbi sulle sue priorità. La loro vita, ha dichiarato, viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione.

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