Siena, per Mps la città chiede più tempo. VIDEO

25 ott 2021

Un addio ad un passo dall'altare tra due promessi sposi che hanno litigato sui fondamentali. L'unione tra Unicredit e MPS è saltata. Che fosse l'acquirente a fare il prezzo della vendita, qui a Siena proprio non andava giù. "Le condizioni che probabilmente nella fattispecie non c'erano perché sennò non credo che il Governo e Unicredit avrebbero rotto le trattative. Sono i contenuti che fanno la differenza". E qui la differenza era sostanziale, un aumento di capitale da 6,3 miliardi chiedeva Unicredit e una drastica riduzione del personale. A questo punto è a Bruxelles, che l'Italia deve tornare a bussare, dopo che era già stata concordata la cessione della maggioranza pubblica del Monte. E chi lo dovrà fare? "Abbiamo la fortuna di avere al Governo una persona che sa di banca moltissimo, che è il nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi. La materia la conosce bene, perché sappiamo che era alla Banca d'Italia nel momento in cui è stata fatta l'operazione Antonveneta. Quindi lui sa perfettamente quello di cui abbiamo bisogno. E quello di cui abbiamo bisogno è di un po' di tempo, di un po' di tempo". Il tempo è denaro, si sa! Ma qui per salvare la banca più antica del mondo, ma la più debole d'Europa, non c'è fretta. Il dogma è l'integrità del gruppo. "A noi non ci spaventa tanto il concetto di chi può arrivare, perché intanto prendiamo tempo e vediamo, così come non ci spaventava il progetto di Unicredit. Non è che l'avevamo con Unicredit su questo. Noi abbiamo messo dei paletti, della salvaguardia del marchio, della direzione generale ovviamente, dei territori storici e la salvaguardia dell'occupazione, perchè crediamo che quello sia l'elemento fondamentale".

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