Silvia Romano, Di Maio: no attacchi a chi fa volontariato

13 mag 2020

Cocci di vetro sospetti vicino ad una finestra dell'appartamento al piano di sotto, messaggi, lettere con minacce, anche di morte, parole cariche di odio. Il ritorno a casa di Silvio Romano rapite in Kenya il 20 novembre del 2018 da Al Shabab e liberata in Somalia tra l' 8 e il 9 maggio è segnato dalle polemiche politiche e da gesti e messaggi violenti. In aula alla Camera scoppia la bagarre, quando il deputato leghista pagano definisce Silvia Romano, neo terrorista. Protestano alcuni parlamentari viene redarguito dalla vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, ma ad intervenire anche il Presidente Roberto Fico, che in un tweet, condanna le parole del deputato bollandole come violente e inaccettabili. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli esteri di Maio, rispondendo così al question time. L'associazione in questione, quindi operato in totale autonomia, senza informare la Farnesina, eludendo qualsiasi potere di indirizzo e di informazione dei propri associati o collaboratori sotto il profilo della sicurezza. Permettetemi di concludere evidenziando che la scelta di svolgere un'esperienza di volontariato non può diventare motivo di attacco personale. "Lasciamo stare Silvia, cui auguro una vita lunga e felice. Guardiamo al vero nemico, il vero pericolo l'Islam fanatico, integralista e assassino." Ha scritto il leader della Lega, Matteo Salvini su Facebook. "Tutti i giudizi che in questi giorni si sono accaniti contro Silvia Romano partono da un dato comune da un comune sguardo disumano." È il commento, invece, dell'osservatore Romano. Intanto vanno avanti le inchieste a Roma, dove si indaga sul rapimento e sulla prigionia della ragazza e a Milano, dove al vaglio degli inquirenti ci sono quei messaggi social e quelle lettere di minacce dirette a Silvia Romano e alla sua famiglia. Al vaglio degli inquirenti anche le connessioni tra gli autori e gli ambienti di estrema destra e sulla conversione all'Islam della ragazza avvenuta spontaneamente, come da lei raccontato, emergono i dubbi della madre. "Chiunque dopo 18 mesi tornerebbe convertito" ha commentato la donna, ma non solo. Anche diversi esponenti del mondo musulmano italiano hanno espresso perplessità sulla libertà della sua scelta in una condizione di costrizione.

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