Smart working, come è cambiato il lavoro

24 giu 2020

Smart working, è questa, probabilmente, la parola per riassumere i mesi appena trascorsi. Il lavoro agile, del resto, se fino a poco tempo fa era solo un'alternativa ancora in fase di sperimentazione, ora è diventata una modalità necessaria. Per gli ultimi dati resi noti dal Ministero del Lavoro, al 29 aprile il numero di lavoratori attivi in smart working è passato da poco più di 220 mila ad oltre 1 milione 600 mila, un incremento notevole che ha garantito la continuità per numerose professioni. Non tutti però sono dello stesso parere. Per il giurista Pietro Ichino il lavoro agile per i dipendenti pubblici altro non sarebbe se non una vacanza retribuita al 100%. Lo stesso Sindaco di Milano, Beppe Sala, in un video, ha detto: “È il momento di tornare a lavorare”. Una frase che a molti non è piaciuta, come se fino ad ora lo smart working non lo fosse stato e che poi il primo cittadino milanese ha chiarito, parlando della necessità di avere maggiori regolamentazioni. Su questo insiste anche il Ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, che ha chiarito come lo smart working resti la via ordinaria di lavoro e lo sarà anche oltre il 31 luglio. Intanto dal Ministero si attende una direttiva che disciplini il rientro graduale in tutta sicurezza dei dipendenti pubblici negli uffici. Per il garante della privacy, Antonello Soro, va impedito ogni uso improprio e c'è necessità di risolvere i problemi emersi in questi mesi, dagli strumenti utilizzati alla sicurezza delle varie piattaforme. Per la maggior parte delle persone, in effetti, lavorare da casa è stata una vera e propria novità, scandita dai ritmi e orari differenti. C'è chi ha cominciato prima e finito dopo le proprie giornate lavorative e chi si è sentito in dovere di essere sempre disponibile e reperibile, ma è anche vero che lo smart working ha cambiato l'approccio di aziende e dipendenti. Le prime hanno risparmiato in fatto di costi tra consumi energetici e affitti, ai secondi ha regalato più tempo in famiglia. Per quantificarne i benefici è nata l'iniziativa “Colleghiamo lavoro”, sviluppata da Jojob, un servizio che offre la possibilità ai lavoratori iscritti di condividere le macchine per recarsi al lavoro e che ora ha deciso di adeguarsi ai tempi, quantificando gli effetti del lavoro a distanza. Dal lancio dell'iniziativa l'App ha registrato, tramite l'adesione di migliaia di dipendenti, un risparmio complessivo di oltre 249 mila euro, 141 tonnellate di CO2 e quasi 25 mila ore di tempo libero. Non resta che chiedersi se questo sarà davvero il futuro del lavoro anche dopo che la pandemia sarà passata.

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