Stop Astrazeneca, l'impatto sul piano vaccini

16 mar 2021

È il vaccino su cui anche l'Italia punta, 40 milioni di dosi dell'azienda Hambros svedese AstraZeneca opzionate per tutto il 2021. 5 forse 4 milioni nel primo trimestre, 10 nel secondo e 25 milioni entro settembre 2021. Ma adesso, dopo la sospensione in via cautelativa del preparato di Oxford, cosa potrebbe accadere alla tabella di marcia del nostro piano vaccinale. Se l'EMA nella valutazione finale di giovedì dovesse dare il via libera all'utilizzo di AstraZeneca, si dovrebbe ripartire senza troppi contraccolpi, anche se ci sarà da affrontare il disorientamento che questa vicenda rischia di lasciare nelle persone. Se invece si decidesse lo stop al vaccino, per ipotesi, fino a fine mese, ci sarebbe inevitabilmente un'iniziale frenata alle somministrazioni. 4 milioni disponibili entro il 31 marzo di Pfizer e Moderna, 3 milioni, invece, quelle di AstraZeneca, il cui inutilizzo porterebbe le somministrazioni da 7 a 4 milioni. Se invece per un momento si prendesse in considerazione che la sospensione fosse permanente, sarebbe a rischio la riuscita dell'obiettivo del governo di arrivare all'immunità di gregge dell' 80% entro fine settembre. Perché per quella data, verrebbero a mancare le 25 milioni di dosi di Astra Zeneca, la cui consegna è prevista appunto per la fine del terzo trimestre. Un eventuale ammanco con cui dovrà fare i conti tutta l'Europa, dove nelle ultime ore è scattata quasi ovunque la sospensione persero di Oxford. Anche per questo l'Unione europea accelera con gli altri vaccini disponibili e ha annunciato l'anticipo di 10 milioni di dosi di Pfizer nel secondo trimestre 2021, invece che a fine anno. Per l'Italia significa un anticipo di 1,3 milioni di dosi, una goccia in mezzo al mare, ma preziosissima, in una fase in cui non si butta niente.

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