Strage Corinaldo, banda incastrata da sudore su bomboletta

05 ago 2019

Al vertice, a coordinare le azioni, c'erano Ugo Di Puorto e Andrea Cavallari. Moez Akari, invece, era quello che spruzzava il gas al peperoncino, mentre un terzo, in genere Eros Amoruso, morto poi in un incidente stradale, aveva il compito di far convergere i sospetti su di lui. Era una banda molto ben organizzata quella che, secondo gli inquirenti di Ancona, ha provocato la strage di Corinaldo. Ognuno con un suo compito, ognuno con un peso diverso all'interno dell'organizzazione e, addirittura, un'area precisa di gestione, in concorrenza con altre organizzazioni di rapinatori. Il gas, poi il taser. Dall'ordinanza dei PM esce un ritratto spietato. Una strage che, però, non sfiorò minimamente le coscienze dei sei, anzi, dalle intercettazioni emerge che usarono parole sprezzanti nei confronti degli inquirenti: “Prendano le impronte dell'aria!” E invece no! A tradirli è stata una goccia di sudore rinvenuta sul tappo della bomboletta. Di lì, individuato il DNA, ritrovarli è stato relativamente semplice perché molti di loro avevano già precedenti e una condotta criminale, oltre a una pessima reputazione, come emerge dai racconti di diversi compaesani e, addirittura, di parenti. Basti pensare che Di Puorto si faceva chiamare “boss” perché figlio di un noto camorrista, mentre Cavallari era stato addirittura cacciato di casa per le sue continue intemperanze. La Procuratrice Capo di Ancona, Monica Garulli, ha sottolineato come in questa tragedia manchino soprattutto gli adulti, tra coloro che avrebbero dovuto educare i rapinatori, ma anche tra chi avrebbe dovuto gestire il locale Lanterna Azzurra, trasformata in una trappola mortale da gestori senza scrupoli. “Rimangono devastanti, a nostro avviso, ad avviso di tutte le famiglie delle vittime, le responsabilità di chi ha permesso che si fosse organizzato questo evento, di chi l'ha organizzato e di chi poi, appunto, non ha fatto nulla per verificare.” “Rimane il problema che, se non fosse stato scatenato il panico dallo spray urticante, poteva accadere per qualsiasi altro motivo, un incendio, qualsiasi motivo.” Ora si comincia finalmente a far luce su quella tragica notte in cui perirono sei innocenti e la Lanterna Azzurra, trasformata da balera in discoteca e da discoteca in trappola mortale, resta come monito per chi dell'assenza di scrupoli ha fatto la sua strada per i soldi facili.

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