"Da 12 giorni noi siamo qua. Dovete rispettare un po' di dignità, ... abbiamo delle persone dentro. Le nostre mamme, le nostre figlie, le nostre sorelle, i nostri padri sono dentro. Vogliamo chiedere solo un po' di giustizia, come ci ha promesso anche il Presidente della Repubblica, che l'Italia copra le spese, manda le salme. Noi stiamo aspettando da 12 giorni, siamo qui." Hanno occupato la strada davanti al PalaMilone, il Palazzetto dello Sport di Crotone, per opporsi al trasferimento dei corpi dei loro cari, morti nel naufragio del 26 febbraio, senza il loro consenso al cimitero musulmano di Bologna. La protesta ha prodotto Il "dietro-front" del Viminale. A fine giornata il mezzo accordo: partono solo le salme per cui le famiglie hanno dato il consenso, con la promessa che saranno rispettati tutti i crismi della religione islamica. 25 in partenza, tutti afghani e un palestinese. Altri famigliari delle vittime, invece, restano a bloccare la strada fino a sera tarda, continuano a chiedere un volo di Stato dall'Italia verso Kabul, per riportare in Afghanistan i propri cari. Resta questo, alla fine, il nodo più complesso e non risolto. "Il Comune di Crotone e l'Amministrazione comunale ha fatto quello che ci competeva fare. Ma no, ma a il livello governativo, se la deve vedere il Ministro, se lo devono vedere la Farnesina. In Afghanistan devono essere autorizzati a livello governativo. Non si va lì così portando le salme, poi chi le prende in carico? Dove vanno? Anche da Kabul poi ci sono diversi trasferimenti che devono essere fatti presso altre sedi.".























