"La strage di Cutro non può essere intestata al Governo perchè la nostra priorità è salvare vite". Davanti all'Aula di Montecitorio non arretra di un millimetro Matteo Piantedosi, dopo che la sua sortita sull'irresponsabilità dei migranti che si sono imbarcati su quel barchino lo aveva trasformato in un bersaglio. Il titolare del Viminale non ci sta a passare per cinico: "non volevo colpevolizzare le vittime, rinnovo il cordoglio ai familiari". Ma l'Esecutivo non può essere tirato in ballo. "Sostenere che i soccorsi sarebbero stati condizionati o addirittura impediti dal Governo costituisce una grave falsità, che offende soprattutto l'onore e la professionalità dei nostri operatori". Piantedosi ha ricostruito le ultime, drammatiche, ore che hanno preceduto il naufragio. "Frontex, l'agenzia europea che pattuglia i mari, che per prima ha individuato l’imbarcazione alle ore 22:26 del 25 febbraio a 40 miglia nautiche dall’Italia, non ha segnalato una situazione di distress a bordo, limitandosi a evidenziare una buona galleggiabilità. Alle 2:20 due unità della Guardia di Finanza vanno alla ricerca dell'imbarcazione ma alle 3:30 circa sono costrette a rientrare in porto per il maltempo. Intorno alle 4, sull'utenza di emergenza 112, giunge una richiesta di soccorso telefonico da un numero internazionale. È questo il momento preciso in cui, per la prima volta, si concretizza l'esigenza di soccorso per le autorità italiane. A circa 200 metri dalla costa vengono avvistati dalla barca dei lampeggianti provenienti dalla spiaggia: gli scafisti, temendo la presenza delle forze dell'ordine, effettuano una brusca virata. In quel frangente la barca - conclude Piantedosi - trovandosi molto vicino alla costa urta una secca e comincia ad imbarcare acqua". È il prologo di una strage che porterà con sè 72 vittime, lasciando frammenti di vita incastonati nella sabbia.























