Strage Motta Visconti, Lissi: giusto ergastolo per me

27 gen 2017

Rinuncia al processo d’appello, Carlo Lissi, e chiede che il suo ergastolo per l’omicidio della moglie e dei due figli piccoli diventi pena definitiva. Un caso unico, almeno a memoria dei magistrati che si sono visti recapitare il manoscritto dell’uomo che il 14 luglio del 2014, in questa villetta di Motta Visconti, nel Pavese, aveva ucciso la moglie, Maria Cristina Omes, e i due figli avuti con lei, Giulia, di cinque anni e Gabriele, di appena venti mesi. Una lettera di poche righe, con la quale Lissi dice di voler rinunciare al ricorso già presentato in appello. Chiede scusa ai giudici per il tempo che ha fatto perdere loro e chiede che la sua pena resti l’ergastolo, perché lo ritiene una punizione congrua rispetto a quello che ha fatto. Una strage familiare compiuta per porre fine ad un matrimonio che non gli andava più bene, e la messa in scena di una rapina in villa che aveva però ingannato investigatori ed inquirenti solo per poche ore. Era andato a vedere la partita dell’Italia dopo il triplice omicidio, per crearsi un alibi che si era sgretolato subito di fronte all’evidenza dei primi controlli dei carabinieri. Dopo la condanna in primo grado nel processo con rito abbreviato, Carlo Lissi è in carcere a Pavia, seguito da uno psicologo, e deve aver preso coscienza del suo gesto, tanto da presentare la richiesta di rinuncia ad un processo di secondo grado che poteva in concreto concludersi con un alleggerimento della pena per lui. Così, invece, vista la richiesta nero su bianco che non si può ritrattare, ai giudici non è rimasto che accettare la richiesta dell’imputato: ergastolo.

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