Stupro 18enne, Genovese ai pm: è tutta colpa della cocaina

19 nov 2020

Ho perso completamente il controllo, se ho fatto quello che mi contestate è colpa della cocaina. Cinque ore di interrogatorio durante il quale Alberto Genovese, arrestato lo scorso 6 novembre con l'accusa di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, lesioni, prova a ricostruire quanto accaduto la notte del 10 ottobre, al termine di una festa nel suo lussuoso attico vista Duomo. La strategia difensiva è chiara, addebitare tutto o quasi alla sua dipendenza ossessiva dalla cocaina, ne assumeva anche 3 o 4 grammi al giorno. Ma oltre al racconto della diciottenne che ha denunciato di essere stata stuprata e sequestrata per ore nella sua camera da letto, ci sono un referto ospedaliero di 45 giorni di prognosi e le immagini, audio e video, delle telecamere piazzate in ogni angolo della casa di Genovese, immagini che invano tentò di cancellare poco prima dell'arresto. Chi le ha visionate non ha dubbi sul fatto che la giovane fosse completamente inerme, legata mani e piedi, per l'accusa le fu somministrato un mix di droghe sintetiche, quando per un attimo riprende conoscenza prova ad opporsi, ma Genovese continua a somministrarle droga e ad abusare di lei. Davanti alla porta, come d'abitudine, un buttafuori con l'ordine di non fare entrare nessuno. Le indagini dei magistrati milanesi si concentrano anche sul contesto in cui si muoveva l'imprenditore che vanta un patrimonio da 100 milioni di euro. Chi gliforniva la droga, chi procurava le ragazze, la diciottenne non sarebbe stata l'unica vittima, già altre denunce sono finite sul tavolo dei magistrati.

pubblicità