Suicida per maltrattamenti, Cassazione conferma condanna

25 nov 2021

"Laura, Laura amore di zia fai la spaccata, fai la spaccata" La voce è quella di Arianna Flagiello una vita spezzata a 32 anni il 19 agosto 2015 si lanciò dal balcone della sua casa al Vomero dove viveva con il compagno Mario Perrotta che la Cassazione ha condannato definitivamente a 19 anni di reclusione per maltrattamenti aggravati dalla morte per il suicidio della giovane e tentata estorsione. Lei è Valentina la sorella di Arianna e lui è il padre Sebastiano. Dietro di noi c'è una panchina rossa dedicata proprio ad Arianna. "Che cosa ha subito mia sorella? Ha subito una mortificazione quotidiana costante per 12 anni. Spero che questo serva a tante donne a capire che la giustizia sta iniziando ad aprire gli occhi su tutto". Secondo i giudici Arianna si tolse la vita a causa dell'intollerabile disperazione dovuta ai maltrattamenti del compagno. La insultava, umiliava anche davanti agli altri, tormentava con violenze psicologiche e fisiche e non avendo lui un lavoro stabile, mentre lei si, la obbligava a dargli continuamente soldi. "Tutto ovviamente è emerso dopo, perché noi non potevamo sapere. Io ho letto dei messaggi, perché lui e altre persone della famiglia di lui, la tartassavano di messaggi con richieste di soldi, quindi m'immagino questo stato d'animo di mia sorella, pazzesco, che allo stesso tempo però cercava di camuffare all'esterno e lui le scrive, sembri una vecchia di 80 anni. O ancora che non sapeva portare i tacchi, che aveva la gobba. Dopo un aborto le ha detto che non era nemmeno capace di avere un figlio, che non doveva mettere mi piace sotto le figlie gli altri, ma questi sono parte dei messaggi, perché lui imponeva ad Arianna di cancellare tutti i messaggi dal cellulare". "La violenza non è soltanto quella fisica non è soltanto quella che si fa sparando dei colpi di pistola oppure dando, uccidendo con delle pugnalate. La violenza è anche e forse ancora più pesante, quella che si ottiene con il degradare psichicamente una persona, farla sentire avvilita, col farle diminuire l'autostima fino al punto da indurle a un brutto gesto". In Cassazione a rappresentare la famiglia di Arianna c'era la legale Giovanna Cacciapuoti. "La sentenza è importante perché ribadisce un principio di diritto secondo il quale il suicidio di una persona se posto in essere come rimedio di una serie di atti di violenza psicofisica e se previsto dall'autore della violenza come possibile, deve qualificarsi come aggravante del delitto di maltrattamento". "Fino all'ultimo istante, fino all'ultimo istante che mia mamma sente se non ti butti tu ti butto io, riferito ad Arianna. Lui non ha avuto pietà fino all'ultimo istante".

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