Terremoto L'Aquila, chi è rimasto e chi è andato altrove

03 apr 2019

Non riesco a scrivere tutto, tutto fermo, tutto congelato, bisogna avere la forza di aspettare, la pazienza di avere pazienza e vivere questo provvisorio, provvisoriamente. L'avevo in una borsa e ho preso questa borsa correndo, pensando che il giorno dopo sarei tornare a casa. Ho resistito, ho resistito tanto, ma poi alla fine non ce l' ho fatta più. Ho chiesto il trasferimento per venire a insegnare qui, a Pescara. Il terremoto ci aveva piegato, ma noi abbiamo deciso di prendere quello che ci è rimasto nel nostro territorio. Abbiamo pensato allo zafferano. Come tu vedi, qui abbiamo i bulbi dello zafferano, anche se adesso non è tempo, quindi noi ci dobbiamo dare tempo, dobbiamo aspettare. Noi aspettiamo, affinché questa nuova idea possa portare sviluppo e potere a questa città. L’Aquila me la porto nel cuore, ma ho deciso di rincominciare e sotto certi aspetti, di continuare altrove. Io mi ritrovo oggi con le stesse sensazioni del 2009. Mi dispiace dirlo. Sono tornata un po’ indietro. Cioè? Lo stesso cappio alla gola. Questa è casa mia. Naturalmente “casa mia” si fa per dire, perché non c’è assolutamente nulla. Quando vengo qui da solo, va beh, momenti, ti saltano ricordi… cioè, è la parte bella della mia vita è stata qui, sostanzialmente. Qui è finita la mia vita, perché poi la mia vita è finita il 6 aprile 2009. Tu quella notte hai perso praticamente tutto. Hai perso i tuoi due figli. Sì, quella notte ho perso tutto. Ho perso i miei figli. Maria Paola aveva 16 anni, Domenico 18, papà 74, lo dico spesso ho perso il passato ed il futuro. Io il 19 marzo, quando è festa del papà, Non ricevo auguri e nemmeno li do. Perché hai deciso di rimanere qua? Ho deciso di rimanere perché andare altrove non aveva senso. Se dopo tutto questo che mi è successo ho un ruolo, ho qualcosa da fare, ce l’ho da fare qui e quello che ho cercato di fare in questi anni è quello di ricordare sempre che c’era un paese, che c’erano degli usi, che c’è una storia.

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