Test rapidi: facciamo il contrario di quanto dice l'Oms

17 nov 2020

I test rapidi per il covid sono sempre più diffusi e nonostante siano ritenuti meno efficaci rispetto al tampone che è stato usato fin dall'inizio della pandemia il loro uso in particolari condizioni e raccomandato dall'OMS, soprattutto in zone in cui la diffusione del virus è molto alta e i sistemi sanitari sono sotto stress. Parliamo dei cosiddetti tamponi rapidi che danno il risultato in meno di 30 minuti e hanno un funzionamento simile al test di gravidanza. Quando non devono essere usati? L'organizzazione mondiale della sanità lo dice chiaramente, su persone asintomatiche e per controlli alle frontiere e negli aeroporti. Insomma, in Italia da agosto stiamo facendo quello che l'OMS sconsiglia, in alcuni nostri principali aeroporti, infatti, i passeggeri sono controllati proprio con il tampone rapido. I paesi europei in cui i test rapidi sono attualmente accettati sono 8. Per sapere quali siano in uso nel nostro Paese ci dobbiamo affidare ai bandi di acquisto pubblicati da Governo e Regioni sui rispettivi siti web, ma non esiste un elenco di test per cui sia stato autorizzato l'impiego in Italia. Più semplice la situazione in altri stati, in Belgio, ad esempio, questa informazione può essere facilmente reperita sui siti delle autorità sanitarie. Qui si spiega chiaramente che perché la vendita di un test sia autorizzato nell'unione europea è necessario che il prodotto abbia ottenuto il marchio CE, seguendo tutte le regolamentazioni necessarie per la registrazione dei dispositivi medici, tuttavia, poiché non tutti i test sono affidabili allo stesso modo, hanno pubblicato una lista di quelli accettati. Situazione simile in Germania, dove il Ministero della salute pubblica un elenco di quelli sui quali è stato fatto almeno un controllo formale delle prestazioni, sempre però basato su quanto dichiarato dai produttori. Come l'Italia anche la Germania accetta l'uso di questi tamponi per i controlli alla frontiera.

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