Fino all'ultimo respiro. Fino all'ultimo colpo di scalpello. Michelangelo Buonarroti lavorò alla Pietà Rondanini fino a pochi giorni prima di morire, il 18 febbraio del 1564. Abel Ferrara dà voce ai compianti sul Cristo morto i laments scritti dal poeta Gabriele Tinti nell'antico ospedale spagnolo presso il Castello Sforzesco dove, dal 2015, un allestimento curato da Michele De Lucchi rende omaggio alla statua che è orgoglio per la città di Milano, anche per il modo con cui venne acquistata, nel 1952: con una sottoscrizione da parte della cittadinanza meneghina per 135 milioni di lire. La Pietà Rondanini è l'omaggio di un figlio che si appresta a tornare dalla madre in punto di morte. E, a seconda di come la si guardi, il rapporto tra madre e figlio cambia. Vista di fronte Maria sorregge il corpo esanime del Cristo morto prima della cerimonia di deposizione nel Sepolcro. Vista da dietro sembra quasi che Maria affranta e con il dorso piegato si appoggi sul Cristo morto. Capolavoro incompiuto di un genio assoluto.