Tanto resta in famiglia. Così Napoleone Bonaparte avrebbe apostrofato il cognato Camillo Borghese, fresco di nozze con la sorella Paolina, dopo l'acquisto della celebre collezione Borghese. 700 opere d'arte che ancora oggi si trovano a Louvre, la vendita fu regolare ma Camillo certo non poteva dire di no. Tra i pochi reperti della collezione tornati in Italia c'è un antico sarcofago con un rilievo raffigurante il mito di Niobe e dei suoi 14 figli, uccisi in segno di punizione per la tracotanza della madre che aveva osato sfidare la dea Latona, e il fregio è poi finito a Venezia in cambio di un altro bassorilievo quello di Suovetaurilia, quello sì trafugato dai francesi nell'Ottocento e mai restituito. Quello di Niobe e dei Niobidi è uno dei miti maggiormente ripresi nella Storia dell'arte, nel 1583 impiantando una vigna a Roma vennero alla luce 13 sculture antiche raffiguranti il mito, molti anni dopo nel 2012 altre statue simili ma deformate perché corrose dall'argilla furono scoperte a Ciampino. Oggi, per la prima volta le due collezioni sono state riunite in una grande mostra presso la Galleria degli Uffizi. "Il gruppo di Niobe e i suoi figli qui agli Uffizi adesso anche arricchita dalle statue di Ciampino per la mostra speciale e piena di drammaticità, di teatralità, di una gestualità come la conosciamo dal cinema muto e per questo motivo molto spesso viene preso anche come spunto di coreografi che hanno deciso di mettere in scena le loro produzioni proprio qui nella sala della Niobe". Davanti a un mito come quello dei Niobidi, spiega bene Andrea Bruciati direttore di Villa Adriana e Villa d'Este a Tivoli dove le statue di Ciampino normalmente si trovano, ci si rende conto che il dolore è sempre lo stesso e che la rappresentazione della tragedia nei corpi degli esseri umani nei secoli, nei millenni non è mai cambiata.























