Uccise moglie, assolto perché in "delirio di gelosia"

10 dic 2020

Incapace di intendere e volere, incapace a causa di un totale di vizio di mente dovuto a un delirio di gelosia. È con queste motivazioni che si è concluso il processo davanti alla Corte d'assise di Brescia a carico di Antonio Gozzini, il settantenne, assolto dall'accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione, che un anno fa uccise la moglie Cristina Maioli, vegliandola poi per ore e tentando successivamente il suicidio prima di essere salvato da un amico al quale aveva telefonato dopo il delitto. Una notizia, prima ancora che una sentenza, che fa scalpore, clamorosa e che arriva a pochi giorni dalla Giornata contro la violenza alle donne, celebrata tra flash mob e iniziative online in un anno, l'anno della pandemia, nel corso del quale i femminicidi sono drammaticamente cresciuti. Per il Pubblico Ministero era da condannare all'ergastolo perché aveva agito per vendetta. Di tutt'altro avviso la difesa. Per il consulente della Procura, il perito di parte, si è trattato di delirio di gelosia. Di qui la decisione della Corte d'assise che attribuisce all'anziano un totale vizio di mente. Gozzini, docente in pensione, un anno fa in un appartamento nella zona nord di Brescia uccise la moglie Cristina, insegnante di scuola superiore, colpendola con un martello alla testa mentre dormiva e poi accoltellandola alla gola. La depressione aveva accompagnato per anni la vita di Gozzini, che, stando alle indagini psichiatriche effettuate durante la detenzione, negli ultimi tempi aveva manifestato forte gelosia nei confronti della moglie. Di certo quella di Brescia sarà una sentenza destinata a far discutere.

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