Salvati e riportati in Libia nel porto di Tripoli. Sarebbe stata questa la sorte dei 108 migranti soccorsi al largo del Paese africano dal rimorchiatore italiano Asso 28 che lavora da supporto ad una stazione petrolifera. È la prima volta che, dopo un'operazione di salvataggio, una nave italiana fa rotta verso la Libia e non verso il nostro Paese. Una palese violazione del diritto internazionale, secondo il deputato di Liberi e Uguali, Nicola Fratoianni, che in questi giorni si trova a bordo della nave dell'ONG spagnola Open Arms che naviga in quella stessa zona SAR. Quelli della Libia non sono considerati porti sicuri e in più non sarebbe stato rispettato il diritto d'asilo. I migranti, infatti, non hanno potuto fare richiesta a nessuno, ma sono stati riportati direttamente in Africa in accordo con la Guardia Costiera libica. Una situazione che rischia di diventare incandescente. Poche settimane fa un'altra nave italiana, la Vos Thalassa, aveva soccorso migranti che voleva riportare in Libia. L'inizio di una protesta a bordo, però, aveva fatto intervenire la Guardia Costiera che, dopo aver trasbordato i migranti su nave Diciotti, ha poi fatto rotta verso Trapani. Intanto l'UNHCR, l'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, ha fatto sapere di aver avviato delle indagini sul comportamento dell'equipaggio del rimorchiatore italiano Asso 28, che, una volta soccorsi i migranti, ha fatto rotta verso Tripoli, dove li ha poi fatti sbarcare consegnandoli alle autorità libiche. Il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, con un tweet fa sapere che nelle ultime 48 ore oltre 600 migranti sono stati soccorsi e riportati a Tripoli. Nel frattempo, a Pachino nel siracusano, 40 migranti, tutti di origine pakistana, sono stati rintracciati sulla terraferma. Hanno raggiunto la Sicilia a bordo di una barca a vela ritrovata incagliata sugli scogli della Riserva Naturale di Vendicari. .























