Uscar, un giorno con un'unità medica del Lazio

Il turno di mattina inizia verso le 6 e mezza e poi verso le 7 e mezza iniziano ad arrivare i primi professionisti, le prime persone e iniziamo ad assegnarle sui target, controlliamo il materiale insieme a loro. L'appuntamento delle squadre USCAR di Roma e ogni mattina all' hospice dell'ospedale Spallanzani, qui si formano le squadre e a ciascuna viene dato uno scatolone con materiale occorrente per la giornata. Danno tamponi, tutti i dispositivi di sicurezza individuale, gel per la disinfezione. Ogni USCAR è composta da medici e infermieri a seconda dell'incarico che deve svolgere. Dall'intervento canonico che è il tampone domiciliare, la valutazione clinica domiciliare, i nostri medici stanno effettuando anche ultimamente delle valutazioni cliniche, utilizzando degli ausili elettromedicali quali l'ecografo. L'ordine dei medici ha denunciato che delle 1200 unità annunciate su scala nazionale da aprile, oggi sono state reclutate solamente 610. Abbiamo in totale circa 150 persone impegnate tra medici e infermieri oggi. Oggi siamo chiamati a fare delle domiciliari, in queste domiciliari faremo delle valutazioni cliniche, ovvero vedremo dei pazienti borderline che magari non possono essere visitati da medici di famiglia perché non hanno in questo modo i DP e chiedono giustamente un ausilio a noi. Elisa e Guido sono due giovani medici, assoldati dalla scorsa primavera, nelle unità di continuità assistenziale. Per effettivamente lavorare nelle USCAR bisognava fare un corso di formazione sui DP. Ogni giorno incontrano pazienti a casa o in strutture protette per un tampone, una visita, un esame diagnostico. Noi siamo una squadra di emergenza e di supporto, quindi serviamo nei momenti in cui bisogna capire al momento, sul momento, se il paziente è stabile o instabile. La preoccupazione ovviamente c'è sempre, perché ovviamente ognuno di noi ha delle famiglie, ha degli amici che ovviamente non vede più come prima, però diciamo che prende sempre il sopravvento l'aiuto che noi portiamo ai pazienti. Tra i vari accertamenti che i medici possono fare ce l'ecografia polmonare, uno strumento fondamentale. É importante vedere se c'è un impegno polmonare in effetti, in questo l'ecografo è d'ausilio. Quindi può anche aiutare a fare una diagnosi di covid anche con qualche giorno d'anticipo? Assolutamente si. Ad ogni paziente seguito, indossano presidi protettivi che andranno buttati via appena usciti dalla visita. Abbiamo una tuta monouso accompagnata ovviamente dalla mascherina FFP 2, poi due paia di guanti, nel caso invece dell'esecuzione di un tampone avremo 3 paia di guanti, i calzari e infine una visiera monouso. Tra vestizioni, svestizioni, chilometri macinati e visite una in fila all'altra, le loro giornate cominciano presto e finiscono tardi. Mediamente il nostro turno dura sulle 10 ore, ma possiamo arrivare anche 12 ore anche superarle. La cosa più difficile delle USCAR è che un pochino te la porti dietro la giornata lavorativa, soprattutto quando vai a vedere a casa pazienti che sono da tanto tempo a casa ed è difficile dirgli che staranno ancora magari per altro tempo a casa perché effettivamente ancora asintomatici.

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