Vaccino inoculato per finta nel Trevigiano, aperta inchiesta

06 mag 2021

"La dipendente, la signora in questione, infermiera in questione ha fatto la vaccinazione antinfluenzale, quella per l'epatite B e tutte e due le inoculazioni per il Covid, anti-Covid, quindi assolutamente non è una No Vax". Forse una svista o una distrazione dovuta alla stanchezza ma non siamo di fronte ad un nuovo caso Petrillo. A rassicurare i cittadini il Direttore dell'Azienda Sanitaria Regionale numero due, Francesco Benazzi, dopo quanto accaduto domenica 2 maggio nel Vax Point di Lughignano, di Casale sul Sile, in provincia di Treviso. Una dose somministrata solo per finta e una siringa ancora piena di siero gettate nel cestino per mano di un'infermiera. È quanto denunciato da un carabiniere convocato quel giorno per sottoporsi al vaccino anti-Covid. La donna, 60 anni, della zona, sostiene però di aver regolarmente somministrato il siero. "Cosa può essere accaduto?" "Ma io credo o la stanchezza che può aver provocato evidentemente un attimo di mancamento alla signora, mi auguro, perché lei ci ha dichiarato poi nell'audit interno, che abbiamo fatto un'indagine interna, che lei ha eseguito la vaccinazione". La Procura della Repubblica di Treviso ha aperto un fascicolo d'inchiesta, falso ideologico e omissione in atti di ufficio i reati ipotizzati a carico dell'infermiera. Per i vertici dell'Azienda Sanitaria potrebbe essersi trattato di un errore e non di un gesto volontario per motivi ideologici. L'unico modo per avere la certezza che il vaccino sia stato somministrato sarebbe sottoporre il carabiniere a un titolo anticorpale in grado di attestare l'avvenuta vaccinazione. Un test sierologico che il magistrato incaricato delle indagini potrebbe disporre nei prossimi giorni.

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