I titoli di Stato italiani e il problema spread

15 mag 2019

Per avere un'idea concreta di quali siano le conseguenze del rialzo dello spread, possiamo prendere ad esempio l'ultima asta sui nostri Titoli di Stato e il Lago di Alleghe. Per ripulire lo specchio d'acqua vicino a Belluno dai detriti causati dall'alluvione dello scorso autunno servono 8 milioni di euro, circa gli stessi denari in più che il Tesoro pagherà ogni anno a chi ha comprato le obbligazioni vendute ieri. Quello che vi raccontiamo è solo un piccolo esempio di ciò che avviene ogni mese nelle svariate vendite di titoli cui lo Stato deve far ricorso. Quando, infatti, gli investitori chiedono maggiori interessi sui bond, che già circolano sul mercato, anche quelli nuovi di zecca, che cioè lo Stato offre per la prima volta, subiscono un rialzo dei tassi. L'Italia, come di consueto, vende tutti i suoi bond, ma le turbolenze dello spread, cioè il differenziale dei nostri titoli decennali con quelli tedeschi, si traducono in un costo superiore per finanziarsi. Il nostro debito pubblico - ci dice la Banca d'Italia - a marzo è leggermente sceso, ma la situazione, nel complesso, cambia poco. Restiamo uno dei paesi al mondo con la zavorra più pesante; soprattutto il rapporto tra questo debito e il prodotto interno lordo supera ampiamente il 100%. Insomma, abbiamo bisogno di chi ci presta denari, ma da un anno a questa parte, per avere credito, stiamo sborsando di più. I mercati sono sensibili agli annunci di un possibile sforamento delle regole di bilancio, e più in generale all'instabilità politica, perché valutano il loro investimento più rischioso. Da un anno i rendimenti sui buoni decennali rimangono al di sopra del 2%, con un aggravio per le casse pubbliche non indifferente. Se lo spread dovesse mantenersi su questi livelli - calcola la Banca d'Italia - spenderemo 4 miliardi in più nel biennio in corso, quattrini che potrebbero essere utilizzati non solo per bonificare il Lago di Alleghe, ma anche per esempio per sanità o istruzione.

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