Manduria, in carcere i torturatori di Antonio Stano

03 mag 2019

Violenti e privi di freni inibitori, cresciuti in ambienti familiari incapaci di educarli e controllarli. Secondo i Gip Rita Romano e Paola Morelli gli otto ragazzi di Manduria, accusati di aver torturato a più riprese il povero Antonio Stano, non possono che stare in carcere, lontano dalle loro famiglie. I due maggiorenni vi si trovano da martedì, i più piccoli sono stati trasferiti ieri sera nell'istituto minorile di Bari. La loro indole violenta viene chiaramente rappresentata dai video agli atti. Il Giudice Romano, commentando questa irruzione all'interno dell'abitazione del povero Stano, sottolinea il sincronismo dell'aggressione, che induce a ritenere si trattasse di un sistema ormai rodato e ben noto ai partecipanti. Condotte aggravate dalle condizioni della loro vittima, di cui erano consapevoli e che secondo i giudici configurano chiaramente il reato di tortura, punibile con pene tra i quattro e i dieci anni di reclusione. Ma gli otto indagati devono stare in carcere anche perché è forte a detta dei Gip, ad indagini ancora aperte, il rischio di inquinamento probatorio. Il cerchio, insomma, non è ancora chiuso e va oltre gli altri sei minorenni indagati per ora ancora a piede libero. E poi ci sono i silenzi del paese, sui quali il Procuratore Capristo ha promesso di voler fare piena luce.

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