Palamara, su di me una montagna di fango

31 mag 2019

“Non mi riconosco in questa valanga di fango caduta su di me e sulla magistratura intera”. Così Luca Palamara ha commentato l'inchiesta a suo carico, aperta dalla Procura di Perugia. Per la seconda volta in due giorni Palamara è stato sentito dai PM perugini. Tre ore di interrogatorio negli uffici giudiziari del capoluogo umbro, dopo le quattro di giovedì sera a Roma in una caserma della Guardia di Finanza. “Ho chiarito ai pubblici ministeri di Perugia la mia totale estraneità a questi fatti”, ha sottolineato il Sostituto Procuratore di Roma, al termine del nuovo interrogatorio. L'ex Consigliere del CSM è accusato di corruzione per aver ricevuto viaggi, anelli e decine di migliaia di euro per pilotare le nomine dei magistrati a capo delle procure. In particolare gli è stato contestato un soggiorno di sette giorni a Madonna di Campiglio, a cavallo di Capodanno 2015, con la sua famiglia. Per gli inquirenti la vacanza sarebbe stata pagata dall'imprenditore Fabrizio Centofanti, indagato anche lui in questa vicenda con l'accusa di corruzione. Sarebbe stato quest'ultimo a pagare, infatti, i conti della vacanza. Il magistrato romano ha detto poi di rifiutare con fermezza l'accusa di aver ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, anche loro indagati, per favorire la nomina, non andata in porto, di Giancarlo Longo a procuratore di Gela. La spiegazione tecnica fornita è stata lapidaria: il CSM è un organo collegiale e, all'epoca dei fatti, Palamara non faceva parte della Commissione competente a decidere. Il magistrato ha poi sottolineato di non aver mai conosciuto né ha avuto rapporti con i due avvocati finiti nell'inchiesta. L'ex segretario dell'ANM ha fornito una ricca documentazione a sostegno della propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati, a cominciare dal suo conto corrente, per fugare i dubbi sui soldi che avrebbe ricevuto. È una vicenda, questa, che capita in un momento molto delicato, quando il CSM deve decidere chi dovrà guidare la Procura romana dopo il ritiro, per pensionamento, di Giuseppe Pignatone. L'Associazione Nazionale Magistrati ha deciso di chiedere alla Procura di Perugia gli atti di inchiesta per consentire all'organo interno competente di procedere alle verifiche su tutti i magistrati iscritti al sindacato che risultassero in essi coinvolte.

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