Virus, a che punto sono le cure domiciliari?

15 mar 2021

Mentre i contagi aumentano, i reparti Covid degli ospedali riprendono a riempirsi, è alla medicina sul territorio che si torna a guardare. Ai medici di medicina generale, anzitutto, primo fronte nella cura dei malati di covid 19 primo argine per evitare il collasso delle stesse strutture sanitarie. Ma dopo un anno di pandemia, cosa è cambiato nell'assistenza domiciliare dei malati di covid? È nel pieno della seconda ondata, lo scorso novembre che il Ministero della salute stila un primo protocollo, nella consapevolezza che tuttora una cura non esiste. Tra i punti essenziali: la vigile attesa; il monitoraggio, cioè, del paziente, seppure a distanza, per controllare l'evolvere della malattia. L'uso di paracetamolo. Non è previsto l'uso di corticosteroidi, se non dopo 72 ore e solo in soggetti che necessitano di ossigeno, di eparina, se non nei pazienti immobilizzati a causa dell'infezione ed antibiotici da somministrare solo in presenza di febbre alta e persistente. Viene escluso, poi, l'uso dell'idrossoclorochina, come da linee guida dell'organizzazione mondiale della sanità. Il farmaco anti malarico, molto enfatizzato nella prima fase, è stato però introdotto nel protocollo della Regione Piemonte, dopo che il Consiglio di Stato ha lasciato libertà di prescrizione del medico, sotto sua precisa responsabilità. Sul territorio poi sono nati centri diagnostici territoriali dove i medici di base possono indirizzare i soggetti positivi per eseguire analisi di laboratorio, ecografie polmonari e tamponi. Queste strutture però non sono state ampliate nelle ultime settimane e i tempi di attesa, in questo periodo in cui i contagi sono tornati a crescere, risultano spesso troppo lunghi. Poi ci sono le USCA, unità speciali di continuità assistenziale per le cure a domicilio. A Milano sono circa 60, ma non hanno strumenti di diagnostica e al momento vengono utilizzate perlopiù per vaccinare gli anziani a casa. Restano poi le chat private, il principale strumento di confronto per i medici di base, ormai tutti vaccinati e dotati di dispositivi di protezione individuale, ma per i quali vale ancora l'indicazione di monitorare i pazienti covid solo telefonicamente.

pubblicità
pubblicità