Virus, bambini e pandemia, gestire la paura

26 nov 2020

Per bambini e per i ragazzi, le dinamiche del lockdown non sono mai finite. Sono loro quelli che hanno subìto e continuano a subire più di tutti l'interruzione della loro esistenza e della socialità. Quando sono tornati a scuola, erano entusiasti. Erano e sono ancora felicissimi, nonostante tutte le restrizioni che devono rispettare. È davvero un qualcosa che non appartiene al nostro modo di vivere la socialità, ma loro sono felicissimi. Vedono davvero con terrore un altro momento di isolamento. Tutte le classi della scuola Cavour sono coinvolte dal progetto di ascolto psicologico, grazie alla Fondazione Soleterre. Insieme si affronta ciò che è stato e soprattutto sarà. Tanti di loro hanno tirato fuori la paura, la paura di non rivedere qualcuno. I piccolini addirittura hanno detto che pensavano che le maestre non ci fossero più. Il rischio più grosso è che si adattino a un modo di funzionare in cui la relazione è fatta solo di distanza. Uno degli obiettivi del lavoro in classe è di dare loro gli strumenti per poter tornare alle abitudini di prima, una volta finita l'emergenza, anche a livello relazionale. I sintomi nei bambini e nei ragazzi sono stati: apatia, rabbia, spegnimento, uso di sostanze per i più grandi, regressione emotiva per i più piccini. Compito di chi li segue è evitare che il trauma lasci segni duraturi. Sta agli adulti immaginare il futuro Il futuro con la propositività di accogliere ciò che arriva, nella consapevolezza di essere un gruppo, di non perderci. Quindi la distanza non è perdita, ma una parentesi. La seconda è in quarantena e così i bambini della II B hanno scritto di biglietti d'incoraggiamento. Abbiamo scritto di tenere duro, che bisogna avere il coraggio, tanto questo momento sta per finire e potremo tornare senza mascherina, ad abbracciarci, come prima.

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