Virus Cina, i casi salgono a 7.800, gravi 1.370

30 gen 2020

Mentre proseguono i rimpatri in uno scenario di crescente preoccupazione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità convoca d'urgenza una riunione. Potrebbe essere dichiarata l'emergenza internazionale. Il virus si espande in Cina e nel resto del mondo. Il picco dell'epidemia non è ancora arrivato, ma gli ultimi numeri sembrano suggerire quantomeno un rallentamento nei contagi. Segno, forse, che le misure di sicurezza messe in atto stanno cominciando a dare i primi risultati. In Cina circa 60 milioni di persone sono in quarantena dopo l'isolamento totale dell'area di Hubei dove tutto è cominciato e le restrizioni parziali in diverse altre città del Paese. Mentre la Russia ha deciso di chiudere i confini per evitare il propagarsi del coronavirus. A Wuhan sono iniziati i lavori di costruzione anche del secondo ospedale. Le due strutture dovrebbero aprire il 3 e il 5 febbraio. Nel resto del Paese la maggior parte dei residenti, spaventati, diserta centri commerciali, cinema e ristoranti. I colossi stranieri chiudono e anche lo sport risente degli effetti del coronavirus: la Federcalcio cinese ha deciso di rinviare tutte le partite in programma nel 2020 per l'epidemia. Intanto nel Paese, a cominciare dalla provincia dell'Hubei, le difficoltà non riguardano solo le persone contagiate. “L'equipaggiamento protettivo per il personale medico in prima linea è ancora gravemente carente. La situazione sta migliorando perché la capacità produttiva sta tornando e stanno arrivando merci importate. Le persone in tutti i settori della società stanno anche facendo donazioni alle istituzioni mediche e al personale che lavora ogni giorno in prima linea”. In attesa degli aiuti, il personale medico è in parte costretto a indossare impermeabili e sacchetti di immondizia monouso come copriscarpe per proteggersi. Le autorità cinesi intanto annunciano che a giorni faranno partire a pieno regime la produzione di mascherine per contenere il virus. E intanto i cittadini americani evacuati da Wuhan sono arrivati in California, mentre il primo volo giapponese è atterrato a Tokio. Anche l'Australia si prepara a rimpatriare su base volontaria i propri cittadini, che però dovranno pagare di tasca propria e firmare una liberatoria per assicurare che accettino di essere messi in quarantena per 14 giorni nell'isola di Christmas.

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