Virus, i Riders di Bologna chiedono di fermarsi

16 mar 2020

In sella alla loro bicicletta consegnano a domicilio gli ordini fatti on line sulle piattaforme digitali del food delivery. I piatti pronti, i prodotti dal supermercato, i medicinali dalla farmacia. Quello dei ciclo-fattorini, soprattutto da quando è scattata l'emergenza sanitaria, è diventato un servizio prezioso per chi non vuole uscire di casa nemmeno per fare la spesa e fa l'acquisto con un clic sul telefonino. Ma a Bologna i raiders chiedono di potersi fermare ed essere tutelati. Mancano guanti e mascherine. Ci rivolgiamo alle aziende, ma anche al Governo per attivare degli ammortizzatori sociali, un reddito di quarantena per avere diritto alla quarantena, come tutti i lavoratori normali in questo Paese, dal momento che, appunto, l'invito a stare a casa è un invito che non vale per le partite Iva, per ritenute d'acconto o altri lavoratori autonomi che in questo periodo, appunto, devono scegliere se rischiare la propria salute e farsi contagiare o stare a casa senza ricevere nessuna paga, nessun reddito. Alcuni di loro, mostrano l'appello scritto sui cartoni della pizza: “Non abbiamo bisogno di eroi. Vogliamo hashtag reddito di quarantena, non per noi ma per tutti, stop consegne”. È un lavoro che pagato in media 3 euro consegna, in questi periodi ci espone addirittura al rischio di prendere… di essere contagiati da un virus. Quali sono le precauzioni che riuscite a mettere in atto per tutelarvi? Le aziende ci hanno mandato diverse e-mail in cui danno tutta una serie di consigli incoraggianti su come fare la consegna contactless, a distanze di sicurezza, per fare in modo che la produzione, il volume di consegne, il business vada avanti come se nulla fosse. Mascherine, guanti, vi vengono forniti? No, assolutamente no. L'hanno fatto un paio di aziende che hanno siglato la carta di Bologna. No, non ci è stato fornito assolutamente nulla.

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