Virus, il risveglio dopo un mese in terapia intensiva

23 nov 2020

Buongiorno. Com'è andata la prima colazione? Bene. Ho fatto colazione, sto guardando fuori dalla finestra, e sto considerando pienamente il fatto di riprendermi la mia vita fra pochi giorni, quando, come dicevo prima, la paura e il terrore è stato tantissimo. Grazie a voi che non mi avete lasciato un secondo. Potrò tornare a breve a casa. Non so se con la contentezza di mia moglie o meno. Poi ne parleremo. La voce arriva forte e chiara, insieme alla felicità e gratitudine. Dopo 28 giorni in un limbo tra la vita e la morte. Un bacione grandissimo a tutti voi. Grazie, grazie. Un cappuccino che risveglia dal lungo sonno. Una voce non scontata che interrompe rumori di macchinari. Il nome scritto a penna dietro la tuta, la musica che accompagna la cura quotidiana. Quei gesti che si ripetono. Un nuovo giorno in un reparto di terapia intensiva, può avere l'emozione di un iPad collegato con una moglie che da un mese aspetta questo momento. Sono il dottor Brioschi e sono qui a chiamarla come come ogni giorno Le telefonate che arrivano a casa ogni giorno sono due. La cura che si deve avere nella gestione dei parenti e dei pazienti quando sono svegli è fondamentale ed è prioritaria, ha la stessa priorità dei trattamenti scientifici che facciamo sui nostri pazienti che stanno male nelle terapie intensive. Io dopo la telefonata del medico, quindi dopo che hanno avuto informazioni cliniche, telefono principalmente per ascoltare, chiedo loro come stanno. Anche da casa i familiari mi descrivono di essere costantemente sospesi, di essere costantemente in attesa, ringraziano per queste telefonate che ricevono, ma di vivere praticamente la giornata e la notte in attesa di questa telefonata. Un dipinto scorre lungo il corridoio che viene percorso da chi arriva qui ancora sveglio, ma anche da chi esce per lasciare il posto a chi ne ha più bisogno.

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