Virus, incognita test rapidi dai medici di base

09 nov 2020

Davanti a un virus che corre e un tracciamento dei contatti ormai perlopiù saltato si guarda con attenzione ai test anti igienici, i cosiddetti tamponi rapidi per identificare velocemente i casi positivi. La distribuzione è già iniziata, ma alla chiamata alle armi manca ancora un esercito, quello dei medici di base, chiamati a fare i test ai pazienti sospetti covid sulla base di un accordo siglato lo scorso 28 ottobre, che però sembra piacere a pochi all'interno della categoria. I test anti igienici fatti nel setting della medicina generale servono a poco e niente e sono perfino pericolosi per gli operatori e per i pazienti. L'adesione è su base volontaria, ma in Veneto è stata firmata un'ordinanza che obbliga i medici di medicina generale a effettuare i tamponi rapidi, in Lombardia, invece, dove verranno distribuiti circa 2 milioni di test anti igienici, si stanno raccogliendo le adesioni sulla base della delibera regionale del 3 novembre e che prevede l'uso dei test negli ambulatori dei medici, nelle scuole, nelle Rsa, negli istituti penitenziari. L'Ats di Milano, che solo qualche giorno fa aveva invitato i medici di base a non segnalare più contatti stretti di un caso positivo, con una nuova lettera chiede ora la loro disponibilità a effettuare i test rapidi e nelle stesse ore uno dei principali sindacati di categoria, la Snami, non firmataria dell'accordo, invita gli stessi medici a non rispondere ad Ats e quindi a non aderire a tale richiesta. La categoria insomma è in subbuglio, ma intanto arriva un monito, quello di guardare all'affidabilità dei test rapidi e a non considerarli una panacea. Il test anti igienico è un test che ha dei falsi positivi e dei falsi negativi. Vuol dire che se io trovo positivo uno, lo devo mandare a fare il test molecolare, se io trovo negativo uno, paradossalmente, in un certo qual senso è ancora peggio.

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