Virus, la Calabria zona rossa contesta ordinanza Governo

05 nov 2020

Oggi noi qui effettuiamo circa 900 tamponi. In questo momento la richiesta è altissima, qui convergono tutti i tamponi di tutta la provincia. La percentuale dei positivi è cresciuta rispetto a prima? Nell'ultimo periodo è cresciuto in maniera esponenziale. Noi prima eravamo sui 10, 12 positivi al giorno. Ora ci sono dei giorni in cui arriviamo anche a 140 positivi. Al centro covid, di Reggio Calabria, la provincia calabrese più toccata finora dal virus, gli ultimi dati sono chiari: a molti più tamponi corrispondono a molti più positivi. Un rapporto che riguarda anche il resto della regione, ma che rimane tuttora tra i più bassi d'Italia, come basso per fortuna al momento è anche il tasso di occupazione delle terapie intensive, circa il 5% dei posti disponibili. E allora, ci si chiede ovunque sul territorio, perché fare della Calabria una zona rossa? Per la carenza di strutture sanitarie di posti letto nelle terapie intensive. Certamente non è spiegabile su basi di dati epidemiologici, perché noi sappiamo che la Calabria sin dall'inizio è stata una delle regioni meno colpite in assoluto e lo è ancora, non convince anche il fatto perché non si è pensato a misure alternative. Le contestazioni arrivano da ogni parte. Il governatore facente funzioni Spirlì ha annunciato ricorso contro la decisione. La politica tutta punta il dito contro il Commissariamento della sanità in Calabria, che dura già da 10 anni che è stato prorogato proprio 24 ore fa dal governo. Sarebbe dunque lo stato ad aver causato il disastro del settore, con tagli o mancate assunzioni che ora aggravano l'emergenza, ma le inefficienze sembrano in realtà condivise e i cittadini cominciano anche qui a scendere in piazza in varie forme di protesta.

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