Virus, la sanità lombarda tra pubblico e privato

17 nov 2020

I 450 euro per una visita privata a domicilio con prelievo ematico, RX al torace e referto applicati dal San Raffaele di Milano e il vaccino anti influenzale difficile da reperire in farmacia o presso il proprio medico di base, tra ritardi di approvvigionamento e di distribuzione, ma disponibile presso le strutture private. È l'altra faccia della Lombardia ai tempi del Covid seconda ondata. Quella che davanti al sovraffollamento delle strutture ospedaliere, alle Usca mai decollate e agli hotspot diagnostici che sul territorio iniziano a sorgere solo adesso, guarda ai privati, almeno chi può. Perché? Per capirlo bisogna andare 20 anni indietro al cosiddetto modello Lombardia, il sistema sanitario regionale voluto da Roberto Formigoni e che dopo un lungo iter di riforme oggi rappresenta di fatto un unicum. A porre le basi di quel modello, la legge regionale numero 31 del luglio '97 che di fatto facilita l'entrata dei privati nel servizio sanitario regionale. Il primo effetto è la creazione di una sorta di concorrenza nella sanità dove la regione, che diventa committente, regola l'erogazione di servizi ad aziende pubbliche e private. Le strutture pubbliche diventano così delle specie di aziende, quelle private entrano nella sanità con orientamenti di profitto. Il modello di erogazione di servizi viene così ridisegnato e diventa più ospedale-centrico, essendo i gruppi privati costituiti perlopiù da ospedali. E allo stesso tempo le ASL iniziano a negoziare le condizioni di servizio con i gestori pubblici e privati. Risultato è che il grosso della struttura pubblica territoriale viene in parte attribuita agli ospedali, in parte eliminata. Tramontata l'era Formigoni, sotto i colpi di arresti e di inchieste giudiziarie, è con Roberto Maroni che si rimette mano alla sanità lombarda. Con la legge regionale numero 23 del 2015 vengono create due nuove strutture. Le Ats, agenzie a tutela della salute che sostituiscono le ASL e le ASST, aziende socio-sanitarie territoriali che sostituiscono le aziende ospedaliere. Le Ats, a differenza delle ASL, si trovano però a dover coprire aree ben più vaste. A dover assolvere alle funzioni di erogazione dei servizi ospedalieri e territoriali sono invece le ASST che hanno l'obiettivo di diventare una sorta di ospedale ramificato sul territorio. L'obiettivo però, solo parzialmente è raggiunto. I medici di base intanto si trovano ridotti a scrivere ricette e il territorio resta sguarnito, a vantaggio anche dei privati.

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