Virus, parla anestesista che intuì per prima il paziente 1

25 apr 2020

La grande pressione psicologica e professionale, anche dal punto di vista fisico che questa emergenza ha creato in tutti noi. Cioè, proprio la necessità di doversi dare anima e corpo a un qualcosa di enorme, che stava esplodendo sotto sotto i nostri piedi, all'improvviso. 38 anni, 14 ore in terapia intensiva, ogni giorno, anche la scorsa notte, e un sorriso nonostante tutto. La dottoressa Annalisa Malara è come sembra, tosta e sensibile, non ha alcuna voglia di prendersi tutti i meriti di una intuizione che è stata invece si, tutta sua. Mattia, il trentottenne diventato il 20 febbraio il paziente uno rischiava di morire e non si capiva perché non rispondesse alle cure, Annalisa Malara, anestesista dell'ospedale di Lodi che quella notte era a Codogno, ha osato. E' stata lei a pronunciare per prima la parola coronavirus e a chiedere di eseguire il tampone, permettendo di individuare così il primo caso italiano. Il segreto forse, ci dice, è andare oltre gli schemi, oltre le tabelle, oltre i protocolli e anche oltre il tempo. Il nostro lavoro non è un lavoro in cui i tempi sono scanditi dalla dalla timbratura del cartellino, il nostro lavoro è scandito dalla necessità di assistenza al paziente. Per cui se io sto assistendo un paziente critico, grave e il mio turno finisce alle otto, in realtà non guardi neanche l'orologio, vado via nel momento in cui il paziente, riesco in qualche modo a stabilizzarlo. Sembra instancabile soprattutto sembra determinata, lo è. Anche quando non mostra remore nel rammaricarsi perché, nonostante le donne in prima linea anche in questa storia siano state tantissime e validissime, non ci sia stato un posto per una di loro, per esempio nel comitato tecnico scientifico, tutto al maschile. Beh da donna sicuramente l'ho notata questa cosa. Chiedo di porre rimedio, assolutamente. C'è il presente nelle sue parole, Ma c'è soprattutto tanto futuro, quello prossimo e quello normale. La prima cosa, rivedere le mie sorelle e i miei genitori che non vedo dal dal 20 di febbraio e mi manca tanto. Chiuda gli occhi, dove vorrebbe stare mentre li chiude immagini un posto. In montagna, assolutamente. Ad occhi aperti? Ad occhi aperti a guardare il panorama nel silenzio.

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