Violenza sessuale su americane, processo a porte chiuse

Il carabiniere, poi destituito, Pietro Costa va a processo ordinario per violenza sessuale nei confronti della studentessa americana, mentre il suo ex collega è già stato condannato per lo stesso reato in primo grado. Per la prima volta compare davanti alle telecamere. Ha intenzione di rispondere a qualche domanda? No, per ora no. Lo farà nelle prossime udienze? Sicuramente. La novità di questo secondo processo è la costituzione di parte civile del Ministero della Difesa. La scelta deriva dal fatto che l'Arma dei Carabinieri si è sentita oltraggiata dal fatto che due suoi appartenenti abbiano posto in essere comportamenti che infangano il lavoro di tanti onesti e bravi Carabinieri. La difesa rinnovata di Costa aveva richiesto di sentire nuovamente le ragazze che hanno già dovuto ascoltare le 500 domande in oltre 10 ore di incidente probatorio. La richiesta è stata respinta, come la nomina della consulente Bruzzone, che avrebbe dovuto fare una analisi vittimologica. Avrebbe dovuto esprimere valutazioni sulla personalità, sulla moralità, sulle caratteristiche eccetera, sulla storia della vittima, che non sono consentite dalle norme del nostro Codice di procedura penale. Infine, il rito sarà celebrato a porte chiuse. Anche qui una norma a tutela delle vittime. Se la parte offesa lo richiede, il giudice nei processi per violenza sessuale deve far rispettare la sua volontà.


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