Draghi, laurea honoris causa alla Cattolica

Poche settimane ancora e poi, a fine mese, il mandato di Mario Draghi alla Presidenza della Banca centrale europea si concluderà. 8 lunghi anni che hanno attraversato i momenti più duri della storia dell'eurozona, 8 lunghi anni che hanno visto la BCE mettere in campo misure non convenzionali per tenere in piedi la moneta unica messa a dura prova dalla crisi, per impedire, come si legge nelle motivazioni del conferimento della laurea honoris causa in economia da parte dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, la dissoluzione della zona euro. “Se non ci fossero stati questi interventi, anche in certo modo creativi o originali, forse non soltanto la Grecia avrebbe sofferto quello che ha sofferto, ma anche altri Paesi e, probabilmente, anche il nostro!” La lectio magistralis diventa occasione per un discorso intenso e appassionato che disegna un bilancio delle decisioni più difficili. “Per decidere - ha detto Draghi, rivolto anche alle giovani generazioni - servono conoscenza, coraggio e umiltà”, principi che diventano fondamentali quando in gioco c'è il futuro di un'area che lega 19 economie diverse e 11 mila miliardi di PIL e 340 milioni di cittadini. “Il coraggio necessario per agire venne dalla convinzione che i rischi incombenti sarebbero stati assai maggiori, se non avessimo fatto nulla. Saremmo, in questo caso, semplicemente venuti meno al nostro mandato e avremmo potenzialmente messo a rischio l'integrità della moneta, che avevamo il compito di preservare.” Draghi, Presidente della BCE, sarà ricordato, tra le altre cose, per quelle tre parole “whatever it takes”, ovvero “tutto il necessario”, pronunciate il 26 luglio del 2012, quando aveva detto in maniera inequivocabile che avrebbe fatto qualsiasi cosa per salvare l'euro. Poi, nel 2015, l'avvio del programma straordinario di acquisto di titoli pubblici e privati che ha iniettato nel sistema 2600 miliardi e che ripartirà da novembre, seppure a ritmo ridotto. Un pacchetto che, insieme ai tassi sui depositi delle banche presso la BCE, diventati per la prima volta negativi, ha alimentato forti critiche, in particolare da quei paesi, come Germania, Olanda e Austria, paladini del rigore sui conti pubblici. Numeri alla mano, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, Draghi dimostra che, invece, hanno avuto un impatto sostanziale, contribuendo per 2,6 punti percentuali alla crescita del PIL dell'area euro fra il 2015 e il 2018. Al termine della prolusione l'Aula Magna si alza in piedi per un lungo applauso, salutando un Draghi ottimista sul futuro dell'Europa, che ha concluso: “Oggi sono quelli che dubitavano della costruzione europea ad essere messi in discussione.”


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