Gli Usa aprono un'indagine contro i giganti del web

Proseguono i grattacapi per le grandi società dell' hi-tech. Il Dipartimento di Giustizia americano, qui il sito internet dove è stata riportata la decisione, ha aperto un'indagine Antitrust contro le piattaforme online leader di mercato. Evidente il riferimento a Facebook, Amazon, Google e Apple. L'obiettivo è verificare se abbiano attivato o meno pratiche per ridurre la concorrenza per arrivare a diventare i giganti che sono e più in generale se abbiano attivato nel corso degli anni delle politiche a danno del consumatore. Indagine che si va a sommare a quella già in piedi sia negli Stati Uniti sia in Europa. Amazon è nel mirino dell'Unione Europea per le stesse ragioni. Si cerca di chiarire la posizione del gigante dell'e-commerce e le possibili violazioni alle regole sulla concorrenza. Anche Facebook ha i suoi grattacapi. In arrivo la stangata da 5 miliardi di dollari per lo scandalo sulla privacy e la critica non è stata benevola rispetto alla moneta digitale annunciata Libra. Il Washington Post poi scrive che la Federal Trade Commission, l'organizzazione governativa americana che si occupa di monitorare il comportamento delle aziende, si appresta ad accusarla di aver ingannato gli utenti con la gestione dei loro numeri di telefono. Ma ce n'è per tutti, anche per Apple, già alle prese con la guerra dei dazi. L'inchiesta rischia di rappresentare per il gruppo della mela una distrazione. Idem per Google. Un gigantismo, quello dei colossi del web, che continua a porre interrogativi sulla concentrazione del potere economico e commerciale sull'influenza che esercitano a livello globale, che discende anche da pratiche oggetto di critiche sempre più accese, come dimostrano le maxi multe Antitrust, gli accordi con le Agenzie delle Entrate nei vari Paesi, le polemiche sulle strategie fiscali con cui questi colossi riescono a pagare tasse irrisorie nei Paesi in cui operano. La mossa del Governo americano segna anche un cambio di rotta culturale per l'Antitrust. Oggi anche chi offre servizi gratuiti, come spesso accade nel mondo dei giganti del Tec, può essere accusato di danneggiare il consumatore.


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