Un anno fa la scomparsa di Marchionne, il ricordo di Elkann

"Esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano, le fanno accadere; non dimenticano i propri sogni nel cassetto, li tengono stretti in pugno; si gettano nella mischia, assaporano il rischio, lasciano la propria impronta". Questo era il mondo di Sergio Marchionne, che lo descriveva così nella lettera che inviava a tutti i nuovi dipendenti e, ad un anno dalla sua scomparsa, la sua impronta è più vivida che mai. Lo ha ricordato anche il presidente di Fiat Chrysler, John Elkann che, ad un anno dalla scomparsa del manager, ha parlato del suo esempio, che ancora rimane. "Se le nostre aziende sono fatte di persone che agiscono con decisione e coraggio, lo dobbiamo anche a lui" ha dichiarato Elkann, che non ha mai nascosto di aver perso non solo un amministratore delegato, ma anzitutto un amico e un mentore. Fra fine giugno e inizio luglio dello scorso anno Marchionne si fa ricoverare in una clinica di Zurigo per quella che era stata presentata alla stampa come una banale operazione alla spalla, ma in poche settimane la situazione si è aggravata, fino al 25 luglio in cui è stata annunciata la morte di uno dei manager che ha segnato un pezzo importante della storia industriale d'Italia. Le voci parlavano anche di una malattia che, in realtà, durava da tempo, ma che lui avrebbe sempre affrontato con discrezione, non trascurando mai il lavoro, tanto da presentare il primo giugno quel piano industriale che, di fatto, è il suo testamento professionale, su cui sta fondando il suo percorso anche Mike Manley, che lo ha sostituito alla guida di FCA. In quell'occasione, sotto all'immancabile pullover nero, Marchionne indossava eccezionalmente una cravatta, simbolo di una scommessa vinta, quella di aver azzerato il debito del gruppo. Nei suoi 14 anni al Lingotto Marchionne ha risollevato e innovato l'azienda, ha ridotto le perdite e ha ingrandito, guardando e poi conquistando l'America con l'acquisizione di Chrysler e ha impostato la strada per il futuro, che passava dalla cessione di Magneti Marelli, concretizzata dopo la sua scomparsa, e da sinergie con altri gruppi, perché nella sua visione per sopravvivere, l'industria dell'auto doveva essere capace di unirsi. In questo quadro si scriveva la trattativa con Renault, sfumata all'ultimo, poche settimane fa, ma che ancora non può considerarsi definitivamente conclusa, così come il solco tracciato da Sergio Marchionne.


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