Via libera all'anticipo pensionistico volontario

Al signor Rossi manca un anno per andare in pensione. Se vuole, però, potrà anticipare l’uscita dal lavoro utilizzando la cosiddetta APE volontaria, prendendo meno del previsto e pagando di tasca propria questo beneficio. In pratica, si tratta di andare in pensione prima, chiedendo un prestito. Se per esempio al signor Rossi spetterebbero 2.000 euro al mese di assegno, per dodici mesi ne prenderà 1.700. Oltre a questa perdita dovrà, al termine del primo anno, pagare per i successivi vent’anni, ogni mese, capitale e interessi sul prestito ricevuto, nonché costi assicurativi per la polizza in caso di morte. Non si prevede infatti nulla a carico degli eredi. Secondo i calcoli dei tecnici, a fronte dei 20.000 euro ricevuti in quell’anno, il signor Rossi dovrà restituirne 30.000 nei successivi due decenni. I costi esatti variano dal periodo di anticipo: più si è giovani, minore sarà l’assegno anticipato e maggiore sarà l’esborso per ripagare il prestito. C’è comunque un limite: al massimo si potrà lasciare il lavoro tre anni e sette mesi prima. Mancano ancora le convenzioni con gli istituti di credito, quindi non sappiamo esattamente a quanto ammontano le spese bancarie e assicurative. Secondo alcune stime, però, gli interessi oscillerebbero tra il 2,8% e il 5,5% annuo. C’è da considerare, poi, che andando in riposo prima, non si versano contributi per gli anni dell’anticipo, col conseguente dimagrimento dell’assegno per sempre. Insomma, il conto potrebbe essere piuttosto salato, soprattutto per chi è più lontano dall’età pensionabile. Certi sono invece i requisiti per accedere all’APE volontaria. Bisogna avere al primo maggio 2017 almeno 63 anni, maturare l’età per la pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi, avere come minimo vent’anni di contributi. Sarà l’Inps a fare le trattenute per le spese, ma chi utilizzerà l’APE volontaria avrà diritto a una detrazione fiscale del 50% su interessi e polizza.


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