Aiuti Ue, le accuse incrociate tra Olanda e Italia

20 lug 2020

“Cerchiamo di creare un clima favorevole agli investimenti per le imprese.” Ribatte così il premier olandese, Mark Rutte, a chi accusa il suo Paese di avere regole sulle tasse così morbide per le aziende estere, da danneggiare gli altri partner europei. Un tema, quello della concorrenza sleale, in campo fiscale, diventato un'arma in mano a chi, come l'Italia, vuole contrastare la linea del rigore di Rutte, sulla portata del Recovery Fund, il cuore degli aiuti europei contro la crisi innescata dalla pandemia. In Olanda, in linea generale, le imposte sui profitti delle imprese sono più o meno allo stesso livello del resto dell'Unione. Ci sono però incentivi, sconti e la possibilità di siglare accordi riservati molto vantaggiosi per chi sceglie di trasferire la sede legale da quelle parti. Il risultato è che una multinazionale può arrivare a pagare meno del 5% di tasse, e si stima che ogni anno gli altri Stati continentali perdano circa 10 miliardi di euro di imposte. Soldi che l'erario olandese vede solo in piccola parte, ma che generano un ricco indotto all'interno dei suoi confini. Se il nostro Giuseppe Conte usa questo argomento sul tavolo delle trattative, allo stesso tempo deve però incassare gli affondi che i cosiddetti frugali, i Paesi più rigidi, non risparmiano. L'evasione fiscale, innanzitutto, per cui primeggiano in Europa. Con oltre 100 miliardi all'anno di imposte e contributi non versati, e un'economia in nero che vale una fetta rilevante del totale, non apriamo certo molto affidabili. Anche perché da anni promettiamo una dura lotta ai disonesti, così come ci impegniamo, senza grandi risultati, a realizzare le altre riforme che l'Europa ci chiede. Una giustizia civile, quella che impatta di più sulle attività delle imprese più rapida, una burocrazia più snella, maggior concorrenza in vari settori. Tutti argomenti trattati nel Piano Nazionale di Riforma, appena stilato dal Governo, ma non ancora inviata a Bruxelles, che ce l' ha chiesto. Siamo gli unici a non averlo spedito. Manca, perché non è ancora stato discusso in Parlamento.

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