Alitalia, Conte: al momento non c'è soluzione di mercato

26 nov 2019

Il futuro di Alitalia si fa sempre più incerto. E' tutto da riscrivere dopo che Atlantia ha rinunciato ad unirsi alla cordata che avrebbe dovuto rilevare l'ex compagnia di bandiera. Si ritorna alla casella di partenza, l'ultima in ordine di tempo, ma l'ennesima degli ultimi anni, di quando, più di due anni fa, l'aviolinea è stata messa in amministrazione straordinaria e affidata a tre commissari perché ne gestissero la cessione. La palla torna nelle mani del Governo, con il premier Conte che riassume così la situazione: “Alla scadenza prevista non è stata formalizzata la proposta vincolante, l'offerta vincolante da parte del consorzio, quindi rimane la disponibilità di Ferrovie dello Stato, di Delta e non sappiamo se si confermerà l'interesse di Lufthansa. E' chiaro che in questo momento non abbiamo una soluzione di mercato a portata di mano”. Ma le strade a disposizione senza il coinvolgimento diretto dei privati restano pochissime. Improbabili appaiono la nazionalizzazione (Alitalia non può più essere un buco nero nelle casse dello Stato, ha detto il viceministro Buffagni) e la liquidazione, che dal punto di vista degli esuberi sarebbe la via più dolorosa. Altra ipotesi, poco gradita ai sindacati, è lo spezzatino: Alitalia verrebbe divisa e le parti più pregiate sarebbero vendute separatamente al miglior offerente. Per il momento il ministro dello sviluppo economico Patuanelli la giudica un'ipotesi remota. Si continua a lavorare anche sulla vendita di una Alitalia ristrutturata, ma serve un partner industriale che dovrebbe metterci un bel po' di soldi con Atlantia fuori dai giochi, almeno per il momento, anche se un ritorno sembra difficile visto che la partita Alitalia si intreccia a quella delle concessioni autostradali, resa ancora più intricata dalle ultime vicende riguardanti i viadotti della A26. In ogni caso evitare esuberi sarà difficile. Mentre si cerca una soluzione, il tempo stringe, la vendita dovrebbe essere conclusa entro marzo. Il prestito ponte da 400 milioni di euro stanziato nel decreto fiscale deve ancora essere sbloccato e su quello precedente da 900 milioni pende ancora il giudizio di Bruxelles.

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