Alitalia e Ilva, governo a caccia di soluzioni

27 nov 2019

Alitalia e Ilva, i due dossier economici con il loro carico di migliaia di posti di lavoro a rischio, continuano a mettere sotto pressione il Governo e più passa il tempo, più si affaccia la possibilità che saranno i soldi pubblici ad evitare il peggio. In che modo non è chiaro, ma il Ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, arriva a evocare il defunto IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale che dagli anni 30 al 2000 ha controllato molti giganti dell'economia nazionale, dalle banche all’alimentare, passando per la siderurgia e i trasporti. L’IRI non c'è più, ma allo Stato non mancano gli strumenti per intervenire. Cassa Depositi e Prestiti, braccio finanziario dello Stato, dovrebbe essere fuori dai giochi perché il suo Statuto lo impedirebbe. Si fa, invece, il nome di Invitalia, agenzia del tesoro che ha come compito principale la gestione degli incentivi alle imprese. Potrebbe diventare il partner di Mittal per l'ex Ilva e sostenere il rilancio del gruppo dell'acciaio, ma anche così non sembra possibile garantire tutti i posti di lavoro. Più nebulosa la soluzione per Alitalia; la cordata con Ferrovie dello Stato, Tesoro, Delta Airlines e Atlantia sembra sfumata. Palazzo Chigi ammette che una soluzione di mercato al momento non c'è e che si cercano alternative. La nazionalizzazione sembra esclusa, ma si vuole evitare che la compagnia aerea continui ad essere un buco nero per le casse dello Stato. Per il momento si esclude anche che il vettore, da due anni e mezzo in amministrazione straordinaria, venga diviso in più parti, cedendo i settori più pregiati al miglior offerente. Altra ipotesi è la vendita, dopo una forte cura dimagrante, nella speranza di trovare un socio industriale, che poi metta un bel po' di soldi. Evitare tagli al personale sarà in ogni caso difficile. Alitalia resta in volo grazie agli assegni staccati dallo Stato, sui quali pende il giudizio di Bruxelles e il nuovo prestito da 400 milioni deve ancora essere sbloccato. Intanto la compagnia continua a bruciare quasi un milione al giorno, facendo lievitare il conto da oltre 9 miliardi, accumulato negli ultimi decenni.

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